Il colpo di freddo: il raffreddore del cane e del gatto
Cani e gatti non sono al riparo da un colpo di freddo, soprattutto nella stagione fredda, quando le temperature scendono e arrivano pioggia o neve. Quando questo accade, può scatenarsi un’infezione respiratoria che interessa le vie aeree superiori (gola, narici, trachea, laringe) oppure i bronchi e i polmoni.
Nella maggior parte dei casi si tratta di un’infezione mista, dovuta a batteri e virus insieme. Il trattamento veterinario è indispensabile e le spese veterinarie vengono rimborsate dall’assicurazione sanitaria Santévet quando il proprietario ha sottoscritto una polizza adeguata.
Il raffreddore del cane si trasmette tra animali della stessa specie, i gatti tra loro, i cani tra loro, come accade ad esempio con la tosse dei canili.
Come capire se il cane ha il raffreddore?
Alcuni segnali devono spingerti a contattare il veterinario di fiducia (40 a 70 €):
- starnuti frequenti
- naso che cola
- occhi arrossati o lacrimosi
- tosse secca
- abbattimento e diminuzione dell’energia
- perdita di appetito
- febbre
Dopo la diagnosi del medico veterinario, con riposo e qualche precauzione il tuo amico recupera in tempi brevi. L’automedicazione, invece, va evitata in modo assoluto: non somministrare mai farmaci destinati agli esseri umani senza prescrizione veterinaria, perché molti principi attivi (paracetamolo, ibuprofene) sono tossici per cane e gatto.
Come capire se il cane ha mal di gola?
Il mal di gola nel cane si manifesta spesso con tosse secca, conati a vuoto, deglutizione difficoltosa e talvolta perdita di appetito. Se questi sintomi si accompagnano a febbre, naso che cola o difficoltà respiratorie, conviene prenotare subito una visita (80 a 180 €).
Per il gatto è più semplice tenerlo dentro casa rispetto al cane, che ha bisogno di uscire per i suoi bisogni: in quel caso, tieni le passeggiate brevi. Gli animali più vulnerabili, soprattutto cani anziani, cuccioli, cani di piccola taglia o a pelo corto, possono trarre beneficio da un cappottino. Le razze a pelo corto, in particolare, faticano a trattenere il calore corporeo quando piove o nevica; quando il cane a pelo corto rientra dopo una passeggiata sulla neve, asciuga sempre bene il pelo.
Coriza nel gatto e tosse dei canili nel cane: i vaccini che proteggono
Nel gatto, quello che chiamiamo “raffreddore” è spesso una coriza (o rinotracheite virale). Questa malattia, non trasmissibile agli esseri umani, è causata dall’azione combinata di più virus (herpesvirus felino, calicivirus, reovirus) e di batteri come Chlamydia felis.
Un gatto guarito dalla coriza può rimanere portatore del virus per anni e tornare contagioso a seguito di stress, parto o un’altra malattia. La prevenzione passa attraverso le vaccinazioni regolari dal veterinario (45 a 70 €): un gatto vaccinato può comunque contrarre la malattia, ma in forma molto più lieve.
Quando l’animale è correttamente vaccinato, l’assicurazione sanitaria Santévet rimborsa le spese veterinarie in caso di malattia. Le vaccinazioni stesse possono rientrare nel Pacchetto Prevenzione incluso in alcune formule assicurative.
Nel cane, l’equivalente da temere è la tosse dei canili. Non si trasmette al gatto, ma può colpire gli esseri umani più fragili dal punto di vista immunitario. Gli agenti responsabili sono diversi, virus parainfluenzale canino, Bordetella bronchiseptica, adenovirus, e l’infezione è particolarmente diffusa nei luoghi di vita collettiva (allevamenti, canili, da cui il nome). Anche qui le cure veterinarie devono essere tempestive e il trattamento seguito alla lettera. Esistono vaccini specifici, alcuni dei quali per via intranasale: chiedi consiglio al tuo veterinario.
La tosse nel cane e nel gatto: non sempre è “solo” un raffreddore
Un cane può davvero prendere il raffreddore e in genere la guarigione è rapida. La tosse, però, può essere anche il sintomo di malattie ben più gravi: parvovirosi, cimurro o altre condizioni come un problema cardiaco. Per questo motivo qualsiasi segnale sospetto merita una visita dal veterinario.
Al momento dell’adozione di un cucciolo o di un gattino, fai effettuare subito un primo bilancio sanitario (60 a 130 €): è il modo migliore per impostare le misure preventive e proteggere il sistema immunitario del tuo amico.
Influenza umana: l’essere umano può contagiare il proprio animale?
Cani e gatti non sono soggetti agli stessi ceppi virali degli esseri umani. Per molto tempo si è creduto che l’uomo non potesse trasmettere la propria influenza al cane o al gatto, fino alla pandemia di influenza A H1N1.
Un caso confermato si è registrato in Francia nel 2009, quando un gatto è risultato positivo al virus H1N1. Non è un episodio isolato: il primo caso mortale documentato di trasmissione del virus pandemico H1N1 da uomo a gatto è stato segnalato lo stesso anno in Oregon, negli Stati Uniti.
«Il proprietario del gatto era stato ricoverato e, mentre era ancora in ospedale, il gatto, senza essere stato esposto ad altre persone malate, è morto di polmonite causata dall’infezione da virus H1N1», riporta un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Veterinary Pathology. Nel complesso, «i ricercatori hanno identificato 13 gatti e 1 cane infetti dal virus H1N1 nel 2011 e nel 2012»: tutti casi di infezione trasmessa dagli esseri umani.
Come capire se il cane ha l’influenza?
I sintomi dell’influenza nel cane sono in gran parte sovrapponibili a quelli del raffreddore: tosse, starnuti, naso che cola, febbre, abbattimento, difficoltà respiratorie e perdita di appetito. Se i segnali compaiono dopo un contatto con un cane già malato, in pensione, al parco o durante una passeggiata, oppure in periodi di focolai noti, contatta rapidamente il veterinario. Cani infetti diffondono il virus per diversi giorni anche prima della comparsa dei sintomi, e basta un contatto con un cane portatore per scatenare il contagio.
Quanto dura l’influenza nel cane?
Nella maggior parte dei casi l’influenza nel cane si risolve in 7-10 giorni con riposo e terapia di supporto. Nelle forme più severe, o quando l’animale è anziano, immunocompromesso o ha altre malattie, il decorso si prolunga e richiede un monitoraggio veterinario più stretto (50 a 250 €/giorno). L’influenza canina si presenta soprattutto nella stagione fredda, ma può colpire tutto l’anno.
Come curare l’influenza nel cane?
Il trattamento spetta sempre al veterinario, che valuta l’opportunità di antibiotici (in caso di sovrainfezione batterica) e di una terapia sintomatica. A casa, alcune accortezze aiutano il recupero:
- una ciotola dell’acqua sempre fresca e pulita
- un ambiente caldo e tranquillo, con la giusta umidità dell’aria
- un’alimentazione facilmente digeribile, come cibo caldo o umido (una zuppa di pollo senza sale o cipolla è una scelta sicura)
- riposo, fino alla scomparsa dei sintomi
La prevenzione dell’influenza passa soprattutto dalle vaccinazioni aggiornate, da un buon stato di salute generale e da uno stile di vita sano: alimentazione equilibrata, esercizio quotidiano, controlli periodici. Alcuni proprietari ricorrono a integratori naturali come la vitamina C o l’echinacea per sostenere il sistema immunitario del cane, ma vanno sempre proposti dopo aver sentito il parere del veterinario.
H3N8, H5N1 e altri sottotipi: cosa sappiamo
A differenza dell’H1N1, il sottotipo H3N8 osservato in alcuni cani non sembra rappresentare un pericolo per gli esseri umani. Nel gennaio 2004, in Florida, 22 cani impegnati in corse di levrieri si sono ammalati di una malattia respiratoria; otto sono morti. «Le analisi hanno rivelato che erano stati infettati da un virus simile all’H3N8, responsabile dell’influenza equina», spiega un articolo della rivista Science. Si tratta di un virus che non costituisce un rischio per l’uomo, a differenza dei sottotipi H7 e H5.
Il virus H5N1 è stato identificato per la prima volta in oche in Cina nel 1996. È stato poi riconosciuto come responsabile della morte di un cane in Thailandia, che aveva ingerito un’anatra infetta, e di un gatto sull’isola tedesca di Rügen, nel Mar Baltico. In Europa, tra il 2005 e il 2006, casi sospetti hanno riguardato anche cani e gatti, soprattutto in zone interessate da focolai di influenza aviaria.
Misure restrittive durante i focolai di aviaria
Durante l’epidemia del 2006, in alcune regioni europee colpite dai focolai, le autorità sanitarie hanno imposto misure restrittive: gatti tenuti in casa, cani al guinzaglio o sotto sorveglianza diretta del proprietario, divieto di assembramenti cinofili (esposizioni, gare sportive). Si tratta di provvedimenti rari ma che hanno avuto conseguenze pesanti, tra cui un picco di abbandoni, e ricordano quanto sia importante una corretta gestione sanitaria degli animali.
I virus, però, continuano a evolvere. Per questo, ogni volta che il tuo amico mostra sintomi sospetti o un comportamento inusuale, conviene prenotare una visita dal veterinario senza aspettare.
Anche i NAC: furetti, conigli, roditori e pappagalli
Roditori, furetti, conigli domestici e pappagalli soffrono a loro volta di malattie respiratorie. Correnti d’aria e bruschi sbalzi di temperatura sono tra le cause principali.
Il furetto è particolarmente vulnerabile all’influenza umana: è soggetto agli stessi virus che colpiscono l’uomo, sia per il raffreddore sia per l’influenza. Il contagio funziona in entrambi i sensi: l’essere umano può trasmettere la propria influenza al furetto e viceversa. Una buona igiene domestica e qualche precauzione sono indispensabili quando in famiglia c’è un caso di influenza. Se il furetto si ammala, il veterinario può prescrivere un trattamento antibiotico, rimborsato dall’assicurazione sanitaria del furetto, anche se a volte i sintomi si risolvono in circa una settimana.
Il pappagallo può trasmettere all’uomo la clamidiosi aviaria (psittacosi), che si presenta come una sindrome simil-influenzale con problemi respiratori e possibile polmonite. Si tratta di una zoonosi rara ma seria. Esistono test specifici per individuare gli uccelli portatori (pappagalli, parrocchetti) e una buona igiene della gabbia è indispensabile.
Zoonosi: cosa ricordare
Si chiama zooantroponosi una malattia trasmessa in condizioni naturali dall’essere umano all’animale.
Una malattia trasmessa in condizioni naturali dall’animale all’essere umano si chiama antropozoonosi o «zoonosi inversa».
Quando il tuo cane o il tuo gatto manifesta sintomi respiratori, una diagnosi veterinaria tempestiva fa davvero la differenza. L’assicurazione Santévet rimborsa fino al 90% delle spese veterinarie in caso di malattia o infortunio: una copertura pensata per offrire al tuo amico le cure migliori, senza pesare sul tuo budget. Scopri la formula assicurativa Santévet più adatta al tuo animale.