L’essenziale (TL;DR)
- La piroplasmosi nel cane si trasmette tramite la puntura di una zecca infetta.
- I sintomi sono molto vari: abbattimento, febbre alta, urine scure, mancanza di appetito.
- La migliore prevenzione si basa sulla vaccinazione e sull’uso regolare di antiparassitari.
Cos’è la piroplasmosi nel cane?
Le specie di zecche responsabili
La piroplasmosi, chiamata anche babesiosi, è una malattia parassitaria che colpisce il sangue. Durante il suo pasto di sangue, la zecca (Ixodes ricinus o Rhipicephalus sanguineus) trasmette al cane la Babesia canis, un protozoo microscopico responsabile della malattia. In Europa è presente anche Babesia gibsoni, una specie più piccola che provoca forme cliniche simili, mentre Theileria annae (oggi classificata come Babesia vulpes) è stata identificata in alcuni focolai del Mediterraneo.
Una volta nell’organismo del cane, i piroplasmi penetrano nei globuli rossi, vi si moltiplicano e li fanno scoppiare. Alcuni globuli si deformano e ostruiscono i capillari sanguigni, privando i tessuti dell’ossigeno necessario al loro buon funzionamento.
Possono essere coinvolti diversi organi: fegato, occhi, cuore, reni, polmoni.
Come si trasmette la piroplasmosi nel cane?
La piroplasmosi non si trasmette direttamente da cane a cane: solo una zecca infetta è in grado di contaminare un cane. La trasmissione avviene quando la zecca, dopo essersi attaccata alla cute del cane per nutrirsi, inocula i parassiti nel sangue attraverso la saliva. Il ciclo biologico del protozoo richiede sia un ospite vertebrato (il cane) sia un ospite invertebrato (la zecca).
I gatti possono ammalarsi di piroplasmosi?
La trasmissione della piroplasmosi al gatto è estremamente rara, e in genere coinvolge specie diverse di Babesia rispetto a quelle che colpiscono il cane.
La babesiosi è trasmissibile all’uomo?
Sebbene la piroplasmosi sia una malattia grave per il cane, è importante ricordare che non è contagiosa e non si trasmette direttamente all’uomo dal cane. In rari casi, l’infezione nell’uomo può verificarsi attraverso la puntura di una zecca infetta, ma riguarda specie diverse di Babesia.
Il rischio di piroplasmosi è più alto in alcune zone d’Italia?
In uno stesso Paese europeo, il rischio di piroplasmosi varia molto da una regione all’altra, e anche all’interno della stessa regione alcuni ambienti risultano più pericolosi di altri.
Con il cambiamento climatico e l’arrivo di inverni più miti, è possibile osservare la presenza di zecche nel cane tutto l’anno, soprattutto nelle aree con erba alta. In Italia le zecche sono diffuse sia nelle zone collinari e boschive del Nord che nelle aree mediterranee del Centro-Sud, dove Rhipicephalus sanguineus trova un ambiente particolarmente favorevole.
Il rischio è presente in tutta Italia, tanto in campagna quanto in città, dove le zecche possono nascondersi nei parchi frequentati dai cani. I periodi a maggiore rischio sono soprattutto la primavera, l’estate e l’autunno.
Qual è il periodo di incubazione dopo la puntura di zecca?
Il periodo di incubazione della piroplasmosi varia in base a diversi fattori: lo stato immunitario del cane, la sua età e il ceppo del parassita. I primi segni clinici compaiono in genere tra 4 e 21 giorni dopo il contagio.
Come capire se il cane ha la malattia della zecca? Sintomi della piroplasmosi
I primi sintomi della malattia sono:
- abbattimento improvviso e molto intenso,
- mancanza di appetito totale,
- febbre alta (spesso superiore ai 40 °C),
- colorazione anomala delle urine (arancione, rossa o marrone scura), legata all’emoglobinuria.
Altri segni clinici possono comparire, perché la piroplasmosi presenta forme atipiche:
- forme senza febbre, o con febbre alta accompagnata da appetito ridotto ma presente;
- forme nervose, talvolta con paralisi parziale;
- forme più rare con emorragie retiniche o necrosi a livello della cute del cane.
Nei casi più gravi si parla di anemia emolitica fulminante, che può portare rapidamente al decesso dell’animale.
Il consiglio di Santévet: I sintomi della piroplasmosi non sono sempre facili da identificare. In caso di dubbio, non aspettare a consultare il veterinario (costo della visita: 40-70 €), prima che la malattia provochi un’insufficienza renale potenzialmente grave. Le spese legate agli esami e ai trattamenti sono rimborsate dall’assicurazione sanitaria per cani Santévet.
Diagnosi della piroplasmosi: lo striscio di sangue al microscopio
Il veterinario formula la diagnosi tramite un esame del sangue (bilan sanguin: 60-130 €). La diagnosi di certezza si ottiene mettendo in evidenza i piroplasmi all’interno dei globuli rossi attraverso uno striscio di sangue (frottis sanguin: 20-40 €).
In caso di forte sospetto clinico ma con striscio negativo, è possibile ricorrere a test sierologici o a esami di biologia molecolare (PCR), che permettono di identificare il DNA del parassita e di distinguere la specie coinvolta (Babesia canis, B. gibsoni, ecc.).
Come si cura la piroplasmosi nel cane?
La terapia della piroplasmosi nel cane si basa principalmente sulla somministrazione di un farmaco piroplasmicida, in genere a base di imidocarb dipropionato, che elimina i parassiti. Il trattamento deve essere effettuato dal veterinario e richiede spesso una o più iniezioni.
In caso di complicanze, può essere necessario il ricovero (50-250 €/giorno) per garantire monitoraggio e cure di supporto. Se il cane presenta un’anemia grave, può essere indicata una trasfusione di sangue (250-400 € circa).
Le terapie di supporto includono fluidoterapia endovenosa (40-100 €), protettori epatici e renali e, all’occorrenza, antinfiammatori per ridurre la reazione sistemica all’infezione.
Quanto dura la piroplasmosi nel cane?
I tempi di guarigione dipendono dalla rapidità dell’intervento. Nei casi favorevoli, si osserva un miglioramento già nelle prime 24 ore dopo la somministrazione del piroplasmicida, con una guarigione completa in 1-7 giorni.
Quando gli organi sono colpiti in modo grave, il recupero può richiedere più tempo: il percorso si estende su diverse settimane, soprattutto se servono cure di supporto per ripristinare le funzioni epatiche o renali.
Prognosi: quali sono le complicanze e le possibili sequele?
La prognosi dipende da più fattori: la rapidità della diagnosi, la gravità dell’infezione e la risposta alla terapia. Se la malattia viene individuata precocemente e trattata con i farmaci adeguati, la prognosi è generalmente buona, con la possibilità di un recupero completo.
Se invece il trattamento viene ritardato o l’infezione è particolarmente severa, possono comparire complicanze come l’insufficienza renale o epatica, che riducono le probabilità di guarigione.
Secondo uno studio condotto in Europa centrale (Weingart et al., 2023), la mortalità nei cani colpiti da Babesia canis varia tra il 12% e il 20%, in base alla gravità dei casi e alla tempestività del trattamento.
Segni di una recidiva, di una forma cronica o atipica
Le recidive sono piuttosto rare e si manifestano con il ritorno improvviso dei segni clinici, anche diversi mesi dopo il trattamento iniziale. Un cane debilitato o stressato è più esposto a questa eventualità.
La forma cronica si caratterizza per una stanchezza persistente, accompagnata da una lieve febbre intermittente. L’animale dimagrisce progressivamente, pur conservando l’appetito.
Le manifestazioni atipiche sono rare e variabili: disturbi della deambulazione, problemi respiratori o lesioni cutanee.
La piroplasmosi nel cane può essere mortale?
Nei casi più gravi, la piroplasmosi può portare alla morte dell’animale, soprattutto quando il protozoo ha distrutto in modo massivo i globuli rossi, causando il collasso degli organi vitali. Le forme acute più virulente possono provocare danni irreversibili in meno di 48 ore in assenza di intervento medico.
Si può prevenire la piroplasmosi con un vaccino?
In commercio esiste un vaccino contro la piroplasmosi nel cane, con un’efficacia di circa l’80%. Sono presenti infatti diverse specie di Babesia e il vaccino non protegge contro tutte. I diversi varianti che possono incontrarsi e combinarsi spiegano perché la copertura non sia totale.
La vaccinazione del cane contro questa malattia (45-70 €) resta comunque una buona forma di prevenzione e aiuta a ridurre la gravità dei segni clinici. Per un quadro completo sul calendario vaccinale, consulta il nostro articolo sui vaccini del cane.
Se vivi in una zona con molti casi di piroplasmosi, la vaccinazione è pienamente giustificata. Se cane e gatto convivono, è consigliabile vaccinare tutti gli animali della famiglia: un gatto con accesso all’esterno, ad esempio, può riportare a casa parassiti vettori della malattia.
Nel cane la prima vaccinazione si effettua a partire dai 5 mesi, con 2 iniezioni a 3-4 settimane di distanza. In base allo stile di vita del cane, il richiamo viene effettuato 1 o 2 volte all’anno.
Ecco una tabella riassuntiva del protocollo di vaccinazione contro la piroplasmosi nel cane:
| Fase | Descrizione | Età consigliata / Intervallo | Note |
|---|---|---|---|
| 1ª iniezione | Prima dose del vaccino | A partire dai 5 mesi | Rispettare l’età minima consigliata |
| 2ª iniezione (richiamo) | Richiamo per rafforzare la protezione | 3-4 settimane dopo la 1ª iniezione | Indispensabile per garantire una buona immunità |
| Richiami annuali | Iniezioni di mantenimento dell’immunità | Tutti gli anni | Variabili in base al rischio e al parere del veterinario |
Come proteggere il cane dalle zecche?
La lotta contro questa malattia passa anche dall’utilizzo di antiparassitari contro pulci del cane e zecche (10-30 €/mese), da affiancare al vaccino: quest’ultimo protegge dalla malattia, non dalla presenza dei parassiti sull’animale.
Da ricordare: un cane che ha già avuto la piroplasmosi non è immune. Può quindi reinfettarsi in seguito, ed è per questo motivo che non bisogna mai interrompere i trattamenti preventivi. Anche se rare, le recidive sono possibili dopo la terapia.
Per una prevenzione efficace, un’ispezione accurata e regolare permette di verificare l’assenza di una o più zecche sul corpo del cane (e anche del gatto) ed eliminare ogni rischio di trasmissione. Le zecche, infatti, sono responsabili anche di altre malattie pericolose come ehrlichiosi, anaplasmosi e borreliosi di Lyme. Al rientro da una passeggiata in campagna, in un bosco o in un parco, controlla sempre il pelo del tuo amico a 4 zampe.
Per rimuovere una zecca senza rischiare di lasciare il rostro (la “testa”) infisso nella pelle dell’animale, esistono ganci appositi che permettono di estrarre il parassita con facilità e senza dolore per cane o gatto. Un accessorio utile da tenere sempre a portata di mano, soprattutto nei mesi in cui le zecche sono attive.
La piroplasmosi nel cane può essere mortale: è quindi fondamentale adottare tutte le misure di protezione consigliate dal veterinario, come vaccinazione e trattamento antiparassitario. Senza dimenticare di ispezionare regolarmente il cane dalla testa alla coda, soprattutto al rientro dalle passeggiate, per assicurarsi dell’assenza di zecche, vettori della piroplasmosi e di molte altre malattie gravi.
Fonti:
- ESCCAP Italia (European Scientific Counsel Companion Animal Parasites) — Linee guida sulla prevenzione delle malattie trasmesse da vettori.
- Weingart C, Helm CS, Müller E, Schäfer I, Skrodzki M, von Samson-Himmelstjerna G, Krücken J, Kohn B. Autochthonous Babesia canis infections in 49 dogs in Germany. J Vet Intern Med. 2023 Jan;37(1):140-149.
Santévet — Leader europeo nell’assicurazione sanitaria per animali domestici.