L’essenziale
- La rabbia è una malattia virale grave, trasmessa per contatto con la saliva di un animale infetto, e mortale una volta comparsi i sintomi.
- È una zoonosi: si trasmette dagli animali all’uomo, causando ancora migliaia di decessi nel mondo.
- Il vaccino antirabbico è obbligatorio solo per gli spostamenti da o verso paesi esteri.
- È possibile vaccinare il gattino a partire dalle 12 settimane di età, con validità a partire da 21 giorni dopo l’iniezione.
Che cos’è la rabbia?
La rabbia è una malattia virale grave che colpisce il sistema nervoso centrale dei mammiferi, gatto e persona compresi. È causata da un virus del genere Lyssavirus, della famiglia Rhabdoviridae, e una volta comparsi i sintomi risulta letale in quasi il 100% dei casi.
Il virus si trasmette principalmente attraverso il contatto con la saliva di un animale infetto, di solito in seguito a un morso. Dopo l’inoculazione raggiunge progressivamente il cervello tramite i nervi periferici, dove provoca un’encefalite grave. Il periodo di incubazione varia da poche settimane a diversi mesi, a seconda del sito di infezione e della quantità di virus inoculata.
La rabbia è una zoonosi e rappresenta ancora oggi un grave problema di salute pubblica in molti paesi esteri, soprattutto in Asia e in Africa, dove provoca decine di migliaia di decessi ogni anno.
In Italia la rabbia è considerata debellata negli animali domestici e l’ultimo caso nelle regioni del Triveneto risale al 14 febbraio 2011. Alcuni animali selvatici (volpi, pipistrelli) possono ancora essere portatori del virus, e si registrano periodicamente casi importati da animali introdotti illegalmente da zone endemiche. La vaccinazione di cani e gatti resta la misura di prevenzione più efficace.
Per la gravità della malattia e il rischio di trasmissione all’uomo, ogni animale sospetto di rabbia va segnalato alle autorità sanitarie. In caso di sospetto sono previste misure stringenti, come il sequestro domiciliare, la quarantena o l’eutanasia, per evitare la diffusione del virus.
Come si prende la rabbia il gatto?
Il gatto contrae la rabbia soprattutto attraverso il morso di un animale infetto. Il virus è presente in grandi quantità nella saliva e penetra nell’organismo da una ferita aperta o da una mucosa.
I principali vettori cambiano da una zona all’altra: in Nord America e in Europa orientale sono spesso volpi e procioni, mentre in Africa, Asia e in alcune aree degli Stati Uniti i cani randagi restano i principali responsabili della trasmissione.
In Italia, ufficialmente rabbia-free, si segnalano comunque casi importati, soprattutto in cani e gatti introdotti senza autorizzazione da paesi esteri in cui la malattia è endemica. Anche alcuni pipistrelli europei possono essere portatori di varianti del virus, sebbene la trasmissione diretta al gatto domestico sia rara.
Una volta avvenuto il contagio, il virus migra verso il sistema nervoso centrale. La velocità di progressione dipende soprattutto dalla localizzazione del morso: più è vicino al cervello, più l’incubazione è breve.
Un gatto non vaccinato che esce all’aperto corre quindi un certo rischio. La migliore prevenzione resta la vaccinazione. In caso di morso sospetto, contattate subito il veterinario e segnalate l’episodio all’ASL o al servizio veterinario competente.
Quali sono i sintomi della rabbia nel gatto?
La rabbia evolve in più fasi, con sintomi neurologici progressivi.
- Fase prodromica (1-3 giorni): il gatto cambia comportamento e diventa più timoroso o agitato. Sono possibili una lieve febbre e una riduzione dell’appetito.
- Fase furiosa (2-4 giorni, a volte assente nel gatto): il gatto si mostra aggressivo, attacca senza provocazione e può mordere in modo incontrollato. Compaiono allucinazioni, miagolio anomalo, ipersensibilità a rumore, luce e tatto. La salivazione abbondante è dovuta alla paralisi dei muscoli della deglutizione.
- Fase paralitica (2-4 giorni prima del decesso): il virus raggiunge il cervello e provoca una paralisi generalizzata. Il gatto non riesce più a muoversi, la mascella pende, compaiono difficoltà respiratorie. Il coma sopraggiunge rapidamente, seguito dalla morte.
Una volta comparsi i sintomi non esiste alcun trattamento. In caso di sospetto isolate l’animale e contattate subito il veterinario e le autorità sanitarie. La vaccinazione resta l’unica prevenzione efficace contro questa malattia mortale.

La rabbia è una malattia grave?
Sì, la rabbia è estremamente grave e mortale per tutti i mammiferi, gatti e persone comprese. Quando compaiono i sintomi non esiste cura, e l’esito è sempre fatale.
Trattandosi di zoonosi, si trasmette all’uomo attraverso il morso o un graffio contaminato. In assenza di profilassi post-esposizione immediata, la malattia è invariabilmente fatale nella persona.
Nel mondo la rabbia provoca ancora migliaia di decessi ogni anno, soprattutto in Asia e in Africa, dove la vaccinazione degli animali domestici è insufficiente.
Per la sua gravità e per il potenziale epidemico, la rabbia è una malattia a denuncia obbligatoria. Ogni sospetto va segnalato alle autorità sanitarie, e in caso confermato scattano misure rigide (sequestro, quarantena o eutanasia) per impedire la diffusione del virus.
Il consiglio Santévet: se siete stati morsi da un animale, soprattutto se randagio o con sintomi sospetti, contattate immediatamente un medico o il Pronto Soccorso.
Quando si deve fare il vaccino antirabbico al gatto?
In Italia il vaccino antirabbico non è più obbligatorio per cani, gatti e furetti dal 14 febbraio 2013, quando il Ministero della Salute ha sospeso l’ordinanza che lo imponeva. Restano però diverse situazioni in cui la vaccinazione antirabbica è richiesta o fortemente raccomandata.
- Se il gatto viaggia all’estero: la normativa comunitaria impone il vaccino antirabbico per tutti gli spostamenti di cani, gatti e furetti da o verso paesi esteri, sia comunitari che extracomunitari. Sono inoltre obbligatori il microchip (30 a 50 €) e il passaporto europeo per animali da compagnia (20 a 40 €). Per alcune destinazioni è richiesto anche il titolo anticorpale antirabbico oltre al vaccino.
- Se il gatto vive in zone a rischio: anche se la rabbia non circola più nei carnivori domestici, in Italia si registrano periodicamente casi importati. Alcune specie di pipistrelli possono inoltre essere portatrici di varianti del virus rabico. La vaccinazione è quindi consigliata nelle zone di confine e dove la fauna selvatica può fare da vettore.
- Se il gatto soggiorna in collettività: pensioni per animali, gattili o strutture per le vacanze possono richiedere il vaccino antirabbico come condizione di ingresso, per evitare ogni rischio in caso di morsi tra ospiti.
È necessario vaccinare il gatto che vive in casa?
Per un gatto d’appartamento che non viaggia, il vaccino antirabbico in Italia non è strettamente necessario. Il veterinario può comunque proporvi un piano personalizzato di vaccinazione in base allo stile di vita del gatto, alla zona di residenza e all’eventualità di un viaggio futuro.
Quando fare il vaccino antirabbico dopo un morso?
Se il vostro gatto morde o viene morso da un animale di cui non si conosce lo stato vaccinale, contattate immediatamente il veterinario e l’ASL. La normativa prevede il controllo dell’animale morsicatore con sequestro domiciliare di 10 giorni dalla data del morso, per escludere il rischio di rabbia. La somministrazione del vaccino dopo un morso sospetto va decisa dal veterinario in funzione del rischio.
A quante settimane di età si può vaccinare il gattino?
Il gattino può essere vaccinato contro la rabbia a partire dalle 12 settimane di età (3 mesi). Il limite di età è imposto dalla normativa comunitaria, che richiede che l’animale sia abbastanza maturo da sviluppare una risposta immunitaria efficace.
Qual è il protocollo di somministrazione del vaccino antirabbico?
Prima vaccinazione
L’iniezione viene effettuata in dose unica per via sottocutanea. A differenza di altri vaccini (trivalente, leucemia felina), non è necessario un richiamo a un mese di distanza.
Richiami annuali o triennali
La prima iniezione resta valida per 1 anno. In base al tipo di vaccino e alle linee guida, i richiami annuali o triennali garantiscono la copertura nel tempo.

Quanto dura il vaccino antirabbico nel gatto?
La protezione è considerata effettiva 21 giorni dopo l’iniezione. Un animale che deve viaggiare va quindi vaccinato almeno 21 giorni prima della partenza. In seguito il vaccino resta valido 1 o 3 anni, a seconda del prodotto.
La somministrazione del vaccino deve essere effettuata da un veterinario abilitato, che applica un’etichetta ufficiale sul libretto sanitario o sul passaporto dell’animale. Ogni iniezione effettuata fuori dai tempi previsti impone una nuova vaccinazione completa, con un nuovo periodo di attesa di 21 giorni prima del viaggio. In caso di dubbio sul protocollo, rivolgetevi al vostro veterinario.
Quanto costa il vaccino antirabbico per i gatti?
In Italia il costo del vaccino antirabbico per il gatto con consulenza veterinaria si aggira di solito tra 45 e 70 €, a seconda della clinica veterinaria, della regione e dei servizi inclusi.
Il prezzo medio comprende la visita veterinaria, la dose di vaccino e la registrazione ufficiale sul libretto sanitario o sul passaporto dell’animale. Il costo può variare in base alla zona, al tipo di vaccino (validità 1 o 3 anni) e all’eventuale associazione con un richiamo vaccinale generale (trivalente, leucemia felina). Per i cani la spesa è simile.
Se il gatto non è ancora identificato con microchip, sarà necessario provvedere all’identificazione obbligatoria prima della vaccinazione. Per i gatti destinati a viaggiare è inoltre richiesto il passaporto europeo per animali da compagnia.
L’assicurazione Santévet rimborsa fino al 90% delle spese veterinarie in caso di malattia o infortunio, e tutte le formule includono un pacchetto prevenzione che copre anche le vaccinazioni: scoprite le formule per il vostro gatto proposte da Santévet.
Gli altri vaccini sono obbligatori per il gatto?
In Italia nessun vaccino è obbligatorio per legge per i gatti domestici, salvo l’antirabbico per gli spostamenti all’estero. Le altre vaccinazioni restano comunque fortemente raccomandate per proteggere l’animale dalle principali malattie infettive.
Vaccinare il gatto significa stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi contro i patogeni responsabili di queste malattie. Anche un gatto che vive solo in casa può essere esposto a virus e batteri, portati in casa dai proprietari su scarpe e vestiti o presenti nell’aria, nell’acqua e nel cibo.
I vaccini principali raccomandati nel gattino e nel gatto adulto sono:
- Trivalente (panleucopenia felina o “tifo”, herpesvirus e calicivirus responsabili della corizza): protegge da due malattie respiratorie altamente contagiose e dalla panleucopenia, una grave malattia virale che colpisce mucosa digestiva, linfonodi e midollo osseo, mortale in circa il 50% dei casi. È raccomandato in tutti i gatti, anche d’appartamento.
- Leucemia felina (FeLV): il virus colpisce il sistema immunitario e si trasmette per contatto stretto tra gatti (leccamento, morsi) o dalla madre ai gattini. Non si trasmette all’uomo. Una volta attivo non esiste cura: il vaccino è raccomandato in tutti i gatti che escono all’aperto, a partire dai 2 mesi di età.
Protocollo e calendario vaccinale
Secondo le linee guida internazionali WSAVA:
- Gatto con accesso all’esterno: prima vaccinazione trivalente + FeLV dai 2 mesi, con richiamo a 3 e 4 mesi, poi richiami annuali o triennali.
- Gatto d’appartamento: trivalente dai 2 mesi, con lo stesso schema di richiami.
Se l’animale è destinato a viaggiare all’estero, il vaccino antirabbico può essere somministrato a partire dai 3 mesi e va rinnovato ogni 1-3 anni.
La vaccinazione antirabbica è quindi obbligatoria per viaggiare all’estero, ma resta consigliata anche nei gatti che escono all’aperto per prevenire una malattia mortale trasmissibile all’uomo.
Santévet
Leader dell’assicurazione sanitaria per animali domestici
Fonte: WSAVA, Linee guida per la vaccinazione di cani e gatti, M. J. Day, M. C. Horzinek, R. D. Schultz, R. A. Squires.