Che cos’è la rabbia nel cane?
La rabbia è una grave malattia neurologica causata da un virus appartenente al genere Lyssavirus, della famiglia dei Rabdovirus. Si tratta di una zoonosi, ovvero una malattia trasmissibile dagli animali agli esseri umani, ed è presente praticamente in tutto il mondo, ad eccezione di alcuni Paesi che hanno ottenuto lo status di indenni.
Il virus della rabbia colpisce tutti i mammiferi: cani, gatti, volpi, pipistrelli, lupi, sciacalli e bovini possono contrarla. Nei Paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa e Asia, il cane resta il principale serbatoio del virus e il responsabile della maggior parte dei contagi all’uomo.
Una volta comparsi i sintomi, la malattia ha un percorso fatale, sia per gli animali che per gli esseri umani. Per questo motivo la prevenzione, basata sulla vaccinazione, è l’unico strumento realmente efficace.
Virus della rabbia: caratteristiche e ciclo
Il virus della rabbia si concentra in particolare nelle ghiandole salivari degli animali infetti. Dopo l’ingresso nell’organismo attraverso il morso, il virus risale lungo i nervi periferici fino al sistema nervoso centrale, dove provoca le lesioni cerebrali responsabili dei sintomi clinici. Successivamente si diffonde di nuovo verso la periferia, raggiungendo nuovamente le ghiandole salivari: è in questa fase che l’animale diventa contagioso.
Come si trasmette la rabbia dal cane all’uomo?
La trasmissione della rabbia avviene quasi esclusivamente attraverso il morso di un cane o di un altro animale infetto. La saliva contiene grandi quantità di virus, che penetra nei tessuti della vittima e raggiunge le terminazioni nervose. Più raramente, il contagio può avvenire per contatto della saliva con ferite aperte o mucose (occhi, bocca, naso).
I principali serbatoi naturali del virus sono:
- i pipistrelli, che possono essere portatori sani;
- i carnivori selvatici come volpi, lupi, sciacalli e procioni;
- gli animali randagi non vaccinati nei Paesi non indenni.
Un dato importante da conoscere: un cane infetto può essere contagioso prima ancora di manifestare sintomi evidenti. Il virus è già presente nella saliva alcuni giorni prima della comparsa dei segni clinici, motivo per cui qualsiasi morso, anche da parte di un cane apparentemente sano, va preso sul serio se l’animale proviene da un’area a rischio.

La rabbia si trasmette anche tra cani?
Sì. Un cane infetto può trasmettere la malattia ad altri cani, gatti o mammiferi tramite morso o, in casi più rari, attraverso il contatto della saliva con ferite cutanee. È uno dei motivi per cui la vaccinazione antirabbica è raccomandata a tutti i cani che vivono o viaggiano in zone potenzialmente a rischio.
Come riconoscere se un cane ha la rabbia?
I sintomi della rabbia sono piuttosto caratteristici e si manifestano sempre con disturbi del comportamento e del sistema nervoso. Il problema è che i periodi di incubazione sono lunghi e variabili: generalmente i segni clinici compaiono tra 15 e 60 giorni dopo il contagio, ma in alcuni casi possono manifestarsi anche dopo diversi mesi.
Fase prodromica: i primi segnali
La fase prodromica dura in media 2-3 giorni e si manifesta con cambiamenti del comportamento più sottili e non sempre evidenti:
- il cane appare nervoso, irrequieto o, al contrario, anormalmente apatico;
- può perdere il senso dell’orientamento all’interno di ambienti familiari;
- compare un’aumentata sensibilità al rumore e al tatto;
- l’animale tende a isolarsi o, viceversa, a cercare contatti insoliti con il proprietario.
Già in questa fase l’animale è contagioso, pur non manifestando segni inequivocabili di malattia.
Forma furiosa: la fase di eccitazione
La forma furiosa, o fase di eccitazione, è quella più riconoscibile e corrisponde all’immagine classica della rabbia. Il cane diventa improvvisamente aggressivo e può attaccare oggetti, persone o altri animali senza una causa apparente. Si osservano inoltre:
- iperestesia, cioè un aumento della sensibilità al tatto e al dolore;
- tremori muscolari, in particolare a livello dei muscoli masseteri del muso, e talvolta convulsioni o attacchi epilettici;
- modifica della fonesi: l’abbaio diventa rauco, bitonale o stridulo;
- tendenza a mordere e ingerire qualsiasi oggetto, anche non commestibile (pietre, legno, terra);
- aumento della salivazione.
Questa fase può durare da pochi giorni a una settimana ed è quella in cui il rischio di trasmissione all’uomo è massimo.

Forma paralitica: l’ultimo stadio
L’ultimo stadio della malattia è la forma paralitica. La distruzione progressiva delle cellule nervose provoca una paralisi che parte solitamente dai muscoli della testa e del collo, rendendo difficile la deglutizione e provocando un’evidente ipersalivazione. La paralisi si estende rapidamente al resto del corpo. L’animale entra in coma e la morte sopraggiunge per arresto respiratorio, in genere entro 4-5 giorni dalla comparsa dei primi sintomi.
Quanto vive un cane affetto da rabbia?
Una volta comparsi i sintomi, la sopravvivenza è di pochi giorni: il decorso completo della malattia, dalla fase prodromica fino alla morte, dura mediamente una decina di giorni. Nessuna terapia è in grado di salvare l’animale.
Cosa fare se si viene morsi da un cane con la rabbia?
In caso di morso di un cane sconosciuto o di un animale di provenienza incerta, è fondamentale agire rapidamente:
- Lavare immediatamente e a lungo la ferita con acqua corrente e sapone per almeno 15 minuti, quindi disinfettare con un antisettico (alcol 70° o iodopovidone). Questa semplice misura riduce in modo significativo il rischio di infezione.
- Recarsi al pronto soccorso o contattare la ASL (Servizio Veterinario) per la valutazione del caso e l’identificazione dell’animale, quando possibile.
- Iniziare il trattamento post-esposizione quando indicato dai sanitari: si tratta di un protocollo che combina la somministrazione di immunoglobuline antirabbiche e di un ciclo di vaccinazioni nei giorni successivi all’esposizione. Effettuato in tempo, prima della comparsa dei sintomi, il trattamento è efficace al 100%.
In Italia, il Ministero della Salute e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali coordinano la sorveglianza dei casi sospetti, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) per gli aspetti che riguardano la salute umana.

La rabbia è mortale per gli esseri umani?
Sì. Una volta comparsi i sintomi clinici, la rabbia è praticamente sempre mortale anche nell’uomo. I sintomi iniziali sono simili a quelli di un’influenza (febbre, mal di testa, dolori muscolari, prurito o formicolio nella zona del morso); progrediscono poi rapidamente verso disturbi neurologici gravi, idrofobia (paura dell’acqua dovuta agli spasmi della deglutizione), allucinazioni, paralisi e coma. Nemmeno le cure intensive riescono a evitarla: la prognosi resta infausta.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la rabbia causa circa 59 000 decessi umani all’anno nel mondo, soprattutto nelle zone rurali di Africa e Asia. Il 40% delle vittime ha meno di 15 anni, perché bambini e ragazzi sono più esposti ai morsi di cani randagi.
Come si diagnostica la rabbia nel cane?
Sull’animale vivo non esiste un esame di laboratorio in grado di confermare con certezza la diagnosi di rabbia. Per questo motivo, in caso di morso, la legge prevede una procedura di osservazione precisa.
Quando un cane morde un essere umano, il proprietario è obbligato a sottoporlo a un periodo di osservazione sanitaria della durata di dieci giorni, durante il quale il veterinario verifica la comparsa di eventuali sintomi sospetti. Sono previste in genere tre visite (al momento del morso, a 5 giorni e a 10 giorni). Durante questo periodo non è consentito procedere all’eutanasia dell’animale né cederlo ad altri, proprio per garantire un’osservazione affidabile. Se al termine del periodo l’animale è in buona salute, la rabbia può essere esclusa.
Se invece l’animale sviluppa segni neurologici e muore, la diagnosi della rabbia di certezza viene effettuata post mortem mediante esami di laboratorio (immunofluorescenza diretta su tessuto cerebrale, esami biomolecolari) presso un laboratorio autorizzato, come gli IZS. In caso di positività, scattano le procedure di sorveglianza previste dal Ministero della Salute.
Quanto è probabile contrarre la rabbia in Italia?
L’Italia è ufficialmente indenne dalla rabbia dal 2013. L’ultimo caso accertato risale al 14 febbraio 2011, quando il virus fu isolato in una volpe nella Provincia di Belluno, durante un focolaio che aveva interessato il Nord-Est del Paese a partire dal 2008. Dopo i due anni di prosecuzione delle campagne vaccinali previsti dalle procedure internazionali, l’OMS e l’OIE hanno restituito all’Italia lo status di Paese indenne dalla rabbia.
Oggi quindi, sul territorio nazionale, il rischio di contagio per cani e gatti regolarmente vaccinati è estremamente basso. Restano tuttavia due fonti di pericolo:
- l’eventuale reintroduzione del virus dalla fauna selvatica dei Paesi confinanti, in particolare dai Balcani e dall’Est Europa, dove la rabbia silvestre (sostenuta soprattutto dalle volpi) è ancora presente, anche se in netta riduzione;
- l’ingresso illegale di cani non vaccinati provenienti da Paesi in cui la malattia è endemica (Nord Africa, Europa orientale, Asia).
A livello europeo, la rabbia terrestre è oggi controllata o eliminata nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea, grazie a campagne sistematiche di vaccinazione orale delle volpi e all’obbligo di vaccinazione dei cani che attraversano le frontiere.
Esiste un vaccino contro la rabbia per il cane?
Sì, ed è uno strumento estremamente efficace. Il vaccino antirabbica utilizzato in Italia è un vaccino inattivato, generalmente monovalente, ben tollerato dalla maggior parte dei cani.
A che età vaccinare il cane contro la rabbia e quali richiami?
La prima vaccinazione può essere effettuata a partire dalle 12 settimane di età del cucciolo. Le tempistiche e la frequenza dei richiami dipendono dalla specifica AIC (Autorizzazione all’Immissione in Commercio) del prodotto utilizzato dal vostro veterinario:
- per la maggior parte dei vaccini attualmente in commercio in Italia, il primo richiamo va effettuato un anno dopo la prima somministrazione;
- successivamente, i richiami possono essere annuali o triennali, a seconda del prodotto e delle indicazioni dell’azienda produttrice.
Dopo la prima inoculazione, il vaccino è considerato efficace a partire dal 21° giorno. È fondamentale tenerne conto se si sta pianificando un viaggio all’estero: senza il rispetto di questo termine, il cane non è considerato regolarmente vaccinato ai fini delle norme europee.
Per una panoramica completa dei vaccini consigliati nelle diverse fasi di vita del vostro animale, vi rimandiamo all’articolo dedicato a tutti i vaccini del cane.
Quanto dura il vaccino contro la rabbia nel cane?
La durata di protezione del vaccino dipende dal prodotto utilizzato. La maggior parte dei vaccini antirabbica disponibili in Italia offre una protezione di 1 o 3 anni, secondo quanto indicato nell’AIC. È il veterinario a stabilire il calendario più adatto al singolo animale, tenendo conto dell’età, dello stato di salute e delle abitudini di vita (viaggi, contatti con altri cani, esposizione alla fauna selvatica).
Quanto costa il vaccino contro la rabbia per il cane?
In Italia, il costo di una singola dose di vaccino antirabbica varia mediamente tra 45 e 70 euro, a seconda della regione e della struttura veterinaria. Il prezzo può aumentare se al vaccino vengono associate visita generale (40 a 70 euro), microchip (30 a 50 euro) o eventuali esami complementari (ad esempio la titolazione anticorpi richiesta per alcuni Paesi extra-UE). Per un quadro completo, potete consultare la nostra guida ai costi del vaccino per il cane. Se avete anche un gatto, può essere utile dare un’occhiata anche ai costi dei vaccini per il gatto.
Effetti collaterali del vaccino antirabbica
Come per qualsiasi vaccino, possono comparire effetti collaterali lievi e transitori: dolore o gonfiore nel punto di iniezione, leggera febbre, riduzione dell’appetito o lieve letargia nelle 24-48 ore successive. Le reazioni allergiche serie sono molto rare ma richiedono un intervento veterinario immediato.
Vaccino antirabbica: è obbligatorio in Italia?
In Italia, la vaccinazione antirabbica non è obbligatoria per tutti i cani residenti, a differenza di quanto avveniva in passato in alcune aree a rischio (come parte del Nord-Est durante l’epidemia del 2008-2011). Resta tuttavia obbligatoria in alcune situazioni specifiche:
- per i cani che viaggiano all’estero, sia all’interno dell’Unione Europea sia verso Paesi extra-UE;
- per i cani che partecipano a esposizioni, gare cinofile e raduni;
- in alcune aree del Paese, in caso di emergenze sanitarie o di reintroduzione del virus nella fauna selvatica, su ordinanza del Ministero della Salute;
- per i cani ospitati in canili e pensioni, in base ai regolamenti delle singole strutture.
Anche dove non è imposta dalla legge, la vaccinazione resta comunque fortemente raccomandata dalla comunità veterinaria, perché rappresenta l’unica vera barriera in caso di contatto con un animale infetto.
Cosa succede se non vaccino il mio cane contro la rabbia?
Un cane non vaccinato non può varcare le frontiere e, in caso di morso a una persona, sarà sottoposto a una sorveglianza più rigorosa. Inoltre, in caso di sospetto contagio durante un eventuale ritorno della malattia, gli animali non vaccinati potrebbero essere soggetti a misure restrittive imposte dalle autorità sanitarie.
Viaggi all’estero: passaporto europeo e identificazione
Per viaggiare con il vostro cane all’interno dell’Unione Europea, sono necessari tre elementi:
- l’identificazione dell’animale tramite microchip (30 a 50 euro), obbligatoria in Italia per tutti i cani;
- il passaporto europeo per animali domestici (20 a 40 euro), rilasciato dal veterinario abilitato, in cui sono riportati i dati dell’animale, del proprietario e tutte le vaccinazioni effettuate;
- la vaccinazione antirabbica in corso di validità, effettuata almeno 21 giorni prima del viaggio.
Per alcuni Paesi extra-UE possono essere richiesti requisiti aggiuntivi, come la titolazione degli anticorpi anti-rabbia su sangue, da effettuare in un laboratorio autorizzato almeno 3 mesi prima della partenza. È quindi opportuno informarsi con anticipo presso il proprio veterinario e l’ambasciata del Paese di destinazione.
Cane mordace: la sorveglianza sanitaria
Se il vostro cane morde una persona, anche in modo lieve, siete tenuti per legge a comunicarlo al veterinario di fiducia o alla ASL. L’animale verrà inserito in un programma di osservazione sanitaria di 10 giorni, con visite veterinarie programmate. L’obiettivo non è punitivo: serve a verificare che il cane non sia portatore del virus e a garantire la salute della persona morsa.
Durante il periodo di osservazione:
- l’animale non può essere ceduto, allontanato dalla propria abitazione o sottoposto a eutanasia, salvo per gravi motivi sanitari documentati;
- il proprietario è tenuto a rispettare il calendario delle visite stabilito dal veterinario;
- il mancato rispetto di questi obblighi può comportare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, conseguenze penali.
Assicurazione sanitaria e rabbia: cosa sapere
Una buona assicurazione sanitaria per il vostro cane non copre il trattamento della rabbia in senso stretto (perché, come abbiamo visto, la malattia non è curabile una volta comparsi i sintomi), ma può rimborsare le spese di vaccinazione antirabbica e gli altri costi di prevenzione grazie al pacchetto prevenzione incluso nelle polizze.
Le polizze Santévet per l’assicurazione del cane prevedono il rimborso delle spese veterinarie impreviste in caso di malattia o infortunio, oltre a un pacchetto prevenzione dedicato ai trattamenti programmati come vaccinazioni, antiparassitari e visite di controllo. Una volta assicurato, il vostro animale resta coperto a vita dalle garanzie Santévet.
In sintesi
La rabbia nel cane è una malattia gravissima, sempre mortale una volta comparsi i sintomi, e ancora oggi responsabile di decine di migliaia di morti umane ogni anno nel mondo. In Italia il rischio è basso grazie allo status di Paese indenne dal 2013, ma il pericolo non è scomparso del tutto: l’ingresso illegale di animali non vaccinati e la presenza del virus nella fauna selvatica dell’Est Europa impongono di mantenere alta l’attenzione.
La vaccinazione antirabbica resta lo strumento di prevenzione più efficace, sia per la salute del vostro cane sia per quella della vostra famiglia. Vi consigliamo di parlarne con il vostro veterinario di fiducia per definire il calendario vaccinale più adatto al vostro animale, soprattutto se prevedete di viaggiare all’estero, per proteggere al meglio i vostri animali domestici.
Fonti: Ministero della Salute; Istituto Superiore di Sanità (EpiCentro); Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe); Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).