L’essenziale (TL;DR):
- Il costo dell’eutanasia del gatto varia in base a clinica, sedazione e domicilio
- I segnali di fine vita includono letargia, inappetenza e difficoltà respiratorie
- L’assicurazione veterinaria può coprire parte delle spese e ridurre lo stress
Quando un gatto sta per morire?
Quando un gatto sta per morire, soprattutto per cause naturali legate alla vecchiaia, mostra tutta una serie di segnali che riflettono il suo stato di salute in declino. I cambiamenti sono graduali, ma evidenti per chi lo conosce bene.

Fattori che influenzano il costo dell’eutanasia del gatto
- Luogo della procedura (ambulatorio o domicilio)
- Necessità di sedazione preliminare
- Dimensioni e condizioni cliniche del gatto
- Area geografica e tariffe locali
- Servizi successivi come cremazione o gestione della salma
I sintomi della morte per vecchiaia e non solo
Il tuo carissimo amico peloso diventa sempre più letargico e spesso cerca un luogo isolato e tranquillo dove rifugiarsi, ad esempio sotto un letto o dentro un armadio. Un Maine Coon anziano, noto per il carattere affettuoso, potrebbe improvvisamente diventare più distante e meno interessato alle interazioni con la famiglia.
Il calo dell’appetito è un altro segnale importante: un gatto Persiano che magari prima era ghiotto di cibo umido, può iniziare a rifiutare qualsiasi alimento e persino l’acqua. Il respiro diventa irregolare, debole o affannoso, con pause prolungate tra un respiro e l’altro, segno che il corpo del gatto sta rallentando le sue funzioni vitali.
Anche la temperatura corporea scende, le zampe possono apparire fredde al tatto e le gengive diventano pallide o addirittura bluastre per la scarsa ossigenazione. Un Siamese con una malattia incurabile, solitamente vivace e vocale, potrebbe smettere di miagolare e limitarsi a emettere suoni deboli, se non addirittura rimanere in silenzio.
- Perdita quasi totale dell’appetito e dell’idratazione
- Dolore persistente non controllabile dai farmaci
- Difficoltà respiratorie frequenti o costanti
- Isolamento e assenza di interazioni
- Peggioramento rapido e irreversibile della qualità di vita
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Come muore un gatto di vecchiaia?
La fase finale può variare da poche ore a qualche giorno, con il gatto che alterna momenti di incoscienza a brevi attimi di lucidità, fino a quando il suo respiro si ferma dolcemente e il battito cardiaco cessa, segnando il passaggio sereno alla fine della vita del micio.
Quando è necessario ricorrere all’eutanasia per il gatto?
Optare per l’eutanasia e capire quando sia il momento di effettuare la soppressione del gatto è una delle decisioni più difficili per un proprietario, ma è anche un atto di amore quando l’animale soffre senza possibilità di guarigione e la qualità di vita è fortemente debilitata.
Citazione dell'esperto: “L’eutanasia veterinaria è considerata eticamente appropriata quando la sofferenza dell’animale non può più essere alleviata e la qualità di vita risulta gravemente compromessa”.
– Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI), Linee guida sul fine vita degli animali da compagnia, 2023.
Un gatto anziano o gravemente malato, come uno Sphynx affetto da cardiomiopatia ipertrofica, può iniziare a mostrare segni evidenti di sofferenza: difficoltà respiratorie, perdita di appetito, dolori persistenti che nemmeno i farmaci riescono a controllare e un generale disinteresse per l’ambiente circostante.
Un Blu di Russia con insufficienza renale avanzata potrebbe diventare sempre più apatico, perdere peso in modo drastico e smettere di interagire con il proprietario, sintomi che indicano che la sua qualità di vita è ormai compromessa.
Consiglio Santévet: se il tuo gatto soffre di una patologia cronica già diagnosticata, parla con il veterinario in anticipo delle opzioni di fine vita. Pianificare per tempo riduce decisioni affrettate e ti permette di scegliere con lucidità il contesto più sereno.
Come affrontare il momento della perdita?
Sebbene sia un momento difficile, accompagnare un amico peloso alla morte significa evitargli sofferenze inutili e garantirgli serenità fino all’ultimo istante. Prova ad accarezzarlo e parlargli con dolcezza mentre il veterinario somministra un sedativo per rilassarlo completamente.
Successivamente viene iniettato il farmaco eutanasico, solitamente pentobarbital sodico, che induce un arresto cardiaco con la massima assenza di dolore nel giro di pochi minuti. Il processo dura poco, spesso meno di cinque-dieci minuti, e il gatto si addormenta in modo definitivo senza soffrire.
Alcuni proprietari preferiscono restare accanto al proprio gatto fino all’ultimo respiro, mentre altri scelgono di salutarlo prima dell’intervento, affidandolo alle mani del tuo veterinario di fiducia.
Ciò che conta è che l’animale affronti questo passaggio nel modo più sereno possibile, circondato da amore e rispetto, per rendere il distacco meno traumatico sia per lui che per le persone che lo hanno amato per tutta la sua vita.
Sopprimere un gatto: quanto dura la procedura, quali farmaci si usano
In Italia, i veterinari utilizzano solitamente il pentobarbital sodico per la soppressione dei gatti. Questo farmaco è un potente barbiturico che induce rapidamente la perdita di coscienza, seguita dall’arresto respiratorio e dall'arresto cardiaco, garantendo una morte il più indolore possibile.
Prima della somministrazione, spesso viene usato un sedativo, come la medetomidina o il diazepam, per rilassare il gatto ed evitare ogni stress o paura possibile. Il processo dura in media cinque-dieci minuti.
Dopo la sedazione, il veterinario inietta il pentobarbital solitamente per via endovenosa. In pochi secondi il micio entra in uno stato di incoscienza profonda e, nel giro di un paio di minuti, il cuore smette di battere.
| Fase | Farmaco utilizzato | Durata media |
|---|---|---|
| Sedazione | Medetomidina / Diazepam | 5–10 minuti |
| Induzione eutanasica | Pentobarbital sodico | 1–3 minuti |
| Arresto funzioni vitali | — | < 5 minuti |
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Esperienze

Secondo FNOVI, oltre il 65% dei veterinari italiani dichiara che l’eutanasia nei gatti viene richiesta principalmente per patologie croniche degenerative (2023).
La soppressione di un gatto è una decisione combattuta e un’esperienza emotivamente difficile, ma molte cliniche veterinarie si impegnano a renderla il più serena possibile per l’animale e per il suo proprietario.
Molti scelgono di portare il proprio amico peloso in ambulatorio, dove il veterinario di fiducia esegue l’intervento in un ambiente controllato e tranquillo. Tuttavia, sempre più persone preferiscono l’eutanasia dell’animale a domicilio.
Una volta avvenuto il decesso, hai diverse opzioni per la sepoltura o la cremazione, nel rispetto delle leggi vigenti in Italia. Se desideri seppellirlo, puoi farlo in un terreno privato, come un giardino, ma solo se il Comune e l’ASL veterinaria locale lo permettono. Per la cremazione, puoi invece rivolgervi a un servizio veterinario o a un crematorio per animali.
Veterinario a domicilio per eutanasia in casa
Una ricerca commissionata da Cloud 9 Vets ha rilevato che il 94 % dei proprietari di animali intervistati preferirebbe che il proprio pet trascorra gli ultimi momenti di vita a casa piuttosto che in una clinica veterinaria, e l’81 % sceglierebbe una visita veterinaria domiciliare per l’eutanasia piuttosto che un trasporto in clinica.
Questa opzione è una soluzione per evitare al gatto tutto lo stress possibile, tra cui quello del trasporto, e permettergli di passare gli ultimi momenti in un luogo familiare.
Il servizio è offerto da diversi veterinari in tutta Italia, con costi generalmente più alti rispetto alla procedura in clinica, variando dai 100 ai 250 euro a seconda della zona e della disponibilità del professionista.
Il veterinario arriva a casa, somministra prima un sedativo per calmare il micio e poi inietta il farmaco eutanasico per un processo rapido e indolore. L’eutanasia dell’animale a domicilio è sempre più richiesta perché offre al gatto una morte dignitosa e ai proprietari un ambiente più intimo e familiare per vivere questo momento di addio.
Quanto costa l'eutanasia e la cremazione del gatto?
| Tipologia di intervento | Costo medio (€) |
|---|---|
| Eutanasia in ambulatorio | 50 – 150 |
| Sedazione preliminare | 20 – 50 |
| Eutanasia a domicilio | 100 – 250 |
| Cremazione collettiva | 50 – 90 |
| Cremazione individuale | 120 – 250 |
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Eutanasia degli animali domestici: autorizzazione?
In Italia la eutanasia di un animale domestico (come il gatto o il cane) non può essere disposta arbitrariamente dal proprietario e non è una “autorizzazione” formale richiesta da un’autorità amministrativa come un’ASL per i casi comuni di animali di compagnia.
La materia è regolata da un insieme di norme che tutelano il benessere animale, vietano l’uccisione senza necessità e condizionano l’atto alla grave compromissione dello stato di salute dell’animale, alla sofferenza inaccettabile o ad altre situazioni specifiche.
La Legge 14 agosto 1991, n. 281 sulla tutela degli animali da affezione e prevenzione del randagismo rappresenta il fondamento normativo principale.
Essa stabilisce che gli animali di affezione – incluse specie come cani e gatti – devono essere trattati con rispetto e che qualsiasi soppressione deve essere giustificata in termini di salute e gravità della situazione clinica o di pericolosità. È questo il quadro che guida l’utilizzo dell’eutanasia, quando necessaria, da parte del medico veterinario di fiducia.
La stessa legge, pur non specificando dettagli tecnici sull’eutanasia, ribadisce il divieto di soppressione indiscriminata di animali vaganti o ricoverati nei canili, e che la soppressione – quando contemplata – deve essere effettuata mediante metodi eutanasici e ad opera di un veterinario competente, non già come uccisione semplice o cruenta.
La Legge 20 luglio 2004, n. 189 ha poi integrato protezioni penali contro maltrattamenti e uccisioni ingiustificate di animali, inserendo nel codice penale la punizione per chi cagiona la morte di un animale per crudeltà o senza necessità.
Questo significa che chiunque – proprietario o professionista – sopprima un animale senza una giustificazione sanitaria eticamente e legalmente fondata rischia sanzioni penali.
La normativa italiana non richiede una “autorizzazione ASL” di per sé per il proprietario quando si tratta di eutanasia eseguita da un veterinario, ma imporrebbe condizioni rigorose di necessità in base alla legge e alla deontologia professionale.
L’atto non può essere semplicemente richiesto per motivi soggettivi come costi troppo alti delle cure o semplice anzianità dell’animale.
In pratica, l’eutanasia è considerata giustificata dai seguenti requisiti:
- Malattia grave e incurabile, con prognosi infausta nonostante terapie adeguate;
- Sofferenza intensa e persistente non alleviabile con trattamenti medici, rendendo la qualità di vita inaccettabile;
- Pericolosità comprovata per terzi o altri animali, nei casi in cui la pericolosità non possa essere superata con altre misure.
In questi casi è il medico veterinario competente che valuta la situazione clinica, comunica con il proprietario e decide se le condizioni rientrano nei criteri di necessità e benessere animale tali da giustificare l’eutanasia.
Non esiste un’autorizzazione “formale” da parte dell’ASL o del Comune per i proprietari; tuttavia, il medico deve operare nel rispetto delle norme di legge e dei codici deontologici e può essere chiamato a motivare e documentare la necessità dell’intervento.
Nella pratica quotidiana, le Aziende Sanitarie Locali (ASL) mantengono servizi veterinari pubblici e il controllo igienico-sanitario, ma non esiste un iter ASL per l’autorizzazione dell’eutanasia nell’animale di compagnia sano su richiesta del proprietario.
Gli interventi sanitari pubblici possono occuparsi della gestione di animali vaganti o randagi, e in questi casi la legge limita fortemente o vieta la soppressione, salvo condizioni di gravità.
Per animali di proprietà, invece, la decisione responsabile è presa dal veterinario privato o ospedaliero, che informa il proprietario sulla situazione clinica e raccoglie il consenso informato per procedere, sempre in base alla condizione di necessità e al fine di evitare sofferenze inutili.
Il gatto soffre?
Una delle preoccupazioni principali dei proprietari di animali è se il proprio gatto possa soffrire o provare dolore durante la procedura di eutanasia. Oggi la medicina veterinaria ha sviluppato protocolli specifici per rendere il processo il più indolore e sereno possibile, con l’obiettivo di garantire una “buona morte”.
Il termine “eutanasia” deriva dal greco eu-thanatos, che significa letteralmente “buona morte”: un concetto che riflette l’intento di porre fine alla vita di un animale in maniera tale da minimizzare sofferenza, dolore e stress, soprattutto nei casi in cui la qualità di vita sia gravemente compromessa.
Le principali organizzazioni veterinarie e professionali nel mondo considerano l’eutanasia come una opzione etica e umana per interrompere sofferenze in condizioni terminali o con dolore cronico non controllabile.
Come già detto, in genere, la procedura veterinaria si svolge in questi passaggi:
- Sedazione o premedicazione: soprattutto nei gatti molto agitati o doloranti, si somministra un sedativo per rilassare l’animale, ridurre ansia e sensazioni spiacevoli.
- Iniezione dell’agente eutanasico (solitamente un barbiturico come il pentobarbital sodico): somministrato per via endovenosa, provoca una rapida perdita di coscienza e arresto delle funzioni vitali nel giro di pochi minuti.
Secondo risorse veterinarie affidabili, una volta che l’animale riceve l’iniezione eutanasica e perde coscienza, non percepisce dolore né stress. La procedura è infatti paragonata a una profonda anestesia: il gatto “si addormenta” e non è cosciente delle fasi successive, fino alla cessazione delle funzioni cardiache e respiratorie.
Alcune reazioni fisiche, come spasmi muscolari involontari, movimenti respiratori irregolari o rilasci di funzioni corporee, possono verificarsi dopo che il gatto ha già perso coscienza. Questi fenomeni non sono indicatori di dolore o sofferenza, ma risposte automatiche del corpo che non coinvolgono la percezione cosciente dell’animale in quel momento.
La comunità scientifica e veterinaria concorda sul fatto che l’eutanasia, se eseguita correttamente da un medico veterinario esperto, non provoca dolore consapevole nel gatto. Il cuore della procedura è la rapida induzione del sonno profondo e la cessazione delle funzioni vitali prima che l’animale possa percepire stimoli dolorosi.
Questo principio è anche alla base del consenso informato che il veterinario di fiducia richiede: spiegare al proprietario che il processo è finalizzato a ridurre sofferenze e mantenere il massimo comfort possibile fino alla fine.
Come funziona l’eutanasia del cane?
Per quanto riguarda l’eutanasia del cane, la procedura è molto simile a quella del gatto, con l’uso di sedativi seguiti dall’iniezione di un farmaco, il pentobarbital sodico, per indurre una morte rapida e indolore.
Tuttavia, nei cani di grossa taglia può servire più tempo per l’arresto totale delle funzioni vitali, soprattutto se il farmaco viene somministrato per via intracardiaca o intraperitoneale anziché endovenosa. Il costo varia in base a diversi fattori, spaziando dagli 80 ai 300 euro.
L’ assicurazione sanitaria per gatti Santéve t ti offre sostegno in caso di eutanasia del gatto, permettendoti di prendere la decisione con un maggior grado di rispetto per il benessere dell’animale e meno stress possibile, senza il peso economico come ostacolo.
Una copertura adeguata garantisce una fine dignitosa, senza compromessi sulla qualità delle cure.
FAQ
Quanto costa l’eutanasia del gatto?
Il prezzo varia in base al luogo della procedura, alle condizioni cliniche dell’animale e ai servizi aggiuntivi come la sedazione preliminare o la cremazione. In ambulatorio si va dai 50 ai 150 €, mentre a domicilio può arrivare fino a 250 €.
Quando è il momento giusto per l’eutanasia?
Si valuta quando il gatto soffre in modo persistente, ha malattie incurabili o una qualità di vita fortemente compromessa. Segnali tipici includono letargia, inappetenza, difficoltà respiratorie e isolamento.
Serve un’autorizzazione per l’eutanasia?
In Italia non è richiesta un’autorizzazione ASL per i gatti di proprietà. L’eutanasia è decisa dal veterinario in base a criteri clinici e di necessità, rispettando legge e deontologia.
Il gatto soffre durante la procedura?
Se eseguita correttamente, l’eutanasia è indolore. Prima si somministra un sedativo e poi il farmaco eutanasico, che induce rapidamente sonno profondo e arresto delle funzioni vitali.
Posso scegliere l’eutanasia a domicilio?
Sì, molti proprietari preferiscono l’intervento a casa per ridurre stress e ansia dell’animale, garantendo un addio sereno in un ambiente familiare.
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Fonti:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10339858/
https://www.yourdog.co.uk/the-your-cat-blog/nine-out-of-ten-pet-owners-would-prefer-their-pets-to-spend-their-fina